LA MANCANZA DI CHIAREZZA

Che consiglio potrebbe dare per andare verso una maggior chiarezza?

Vivere questa mancanza di chiarezza umilmente, chiaramente, praticamente, senza la minima pretesa che dovrebbe esserci un’altra cosa che questa. Questa non chiarezza è la chiarezza che si sta risvegliando. Ma nel momento in cui voglio eliminare questa non chiarezza, mi sfuggo. Quella è la vera non chiarezza.

Sento in me la non chiarezza, la confusione. Sono esattamente come posso essere, non posso essere altrimenti. Dico grazie a questo sentire, perché so che è la chiarezza che si cerca in me.

Ascolto, taccio, faccio a meno dell’idea che non dovrei essere confuso. Vibro alla mia confusione, sono presente. Mi rendo conto allora che non sono confuso – sento la confusione. Non sono agitato: sento l’agitazione. L’agitazione è in me. La confusione è in me, la paura è in me. La mancanza di chiarezza è in me. Tutto questo appare nella mia chiarezza, nella mia disponibilità.  Faccio corpo con questo. Sono libero da ogni dinamismo di voler cambiare qualcosa…

E’ la sola porta. Non può esservene un’altra. Non è mai “davanti”, non è mai “fare”, è sempre “ritornare qui”, presente, tranquillo. Sento la risonanza. Non mi occupo più della situazione, della mancanza di chiarezza, della mancanza di questo o di quello. Sento quel che c’è adesso. La verità è nell’istante. Risonanza, disponibilità. Allora c’è uno schiarirsi.

Se nuovamente – qualunque sia la ragione, perché profondamente non vi è alcuna ragione – la non chiarezza ritorna, la confusione ritorna, la rispetto profondamente. Esattamente come quando amo un figlio. Rispetto il fatto che sia in collera, triste, malato; amo il figlio semplicemente: quello che è, quello che sente, unicamente nell’istante. Non gli chiedo niente. Quando è in collera, quando è malato, è questo che voglio, è questa la bellezza che si cerca in lui. Quando sono disponibile al bimbo, sono disponibile alle sue emozioni. Questo non impedisce di curarlo.

E’ molto importante convincersi che non si è confusi – si sente la confusione. Qualcuno di veramente confuso non sa di esserlo. Si crede chiaro.
Tutti i “liberati” che si trovano sul mercato della spiritualità e che si credono chiari, ecco la confusione.
Quando sento la confusione è perché vivo la chiarezza.
E’ perché sono chiaro che percepisco in me la confusione, è perché sono disteso che percepisco in me la tensione. Le persone tese pensano di essere rilassate. Quando si comincia ad essere distesi, ci si rende conto di essere tesi.
Mi rendo conto della confusione. E’ la chiarezza che si sta aprendo in me. Resto lì. Quello che deve accadere accade, non c’è nulla da fare per questo. Nel momento in cui voglio rischiararmi sono nella confusione. Posso unicamente rimandare la confusione, camuffarla credendomi saggio, libero o altro. Allora ritorno alla risonanza, all’adesso, a quello che sento nell’istante. Se è la tristezza, la tristezza è l’essenziale. Se è l’agitazione, l’agitazione è l’essenziale. Quel che sento nell’istante è ciò che è ultimo. Non c’è altro, tutto il resto sono delle storie.
Se si gioca con il corpo è per familiarizzarsi con questa evidenza: sento la tensione, non sono teso.
Poi questo si trasporrà. In questa risonanza, in questa disponibilità al conflitto sorgerà la risonanza per fare yoga, per mangiare nel modo giusto per noi, vedere un terapeuta, cambiare marito, comperare una nuova auto.

L’evidenza c’è. Non faccio che seguirla, non agisco per un fine o l’altro. Quella è l’azione vera.
Ma ogni azione intenzionale è una forma di infantilismo che ad un certo punto smette di presentarsi.

Di Eric Baret, tratto da “L’unico desiderio”