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Ashtanga vinyasa yoga

Noi possiamo iniziare la nostra pratica di yoga per diverse ragioni tutte molto valide e onorabili: per avere dei benefici fisici, per ottenere salute, per diventare forti, flessibili, sexy e vibranti di energia. O forse ancora più semplicemente perché ci annoiamo e vorremmo fare delle amicizie o perché siamo curiosi. Poi un giorno, durante una lezione di yoga, può accadere che la nostra mente entri in uno stato di calma e chiarezza. Questa sensazione ci induce  alla ricerca di un naturale senso di bilanciamento; è l’inizio del nostro “sentiero dello yoga”
Richard Freeman (The mirror of yoga)

 

L’ashtanga vinyasa yoga è un’antica pratica che nasce in India e che è oggi diffusa in tutto il mondo; la sua particolarità è data dall’unione del respiro con il movimento.
Questo metodo, armonioso e dinamico, dona benessere psicofisico, un corpo forte, flessibile e leggero ed una mente calma e concentrata.
Ci ricorda una danza dove il suono è quello del respiro, per questo è adatto a coloro che amano l’armonia attraverso il movimento.
Un apprendimento graduale ed un ascolto del nostro corpo libero da giudizi e competizioni, magari con un poco di gioco e ironia, ci aiutano a vivere la pratica con gioia e gratitudine.

Nella tradizione:
L’ashtanga vinyasa yoga è un’antica pratica e una delle numerose forme tradizionali di hatha yoga.krishnamacharya-foto
Sia la scelta delle le posture yoga (asana) che la scelta del tipo di respirazione (pranayama) e tutti gli altri elementi di questa pratica, sono frutto dell’esperienza e dell’insegnamento di Guru Mimamsa Tirtha Vedanta Vagisha Sankhya Yoga Shikarmani Sri T. Krishnamacharya (immagine a destra) , Maestro di Sri K. Pattabhi Jois (immagine in basso) . A entrambi tutti noi dobbiamo immensa gratitudine.

Il corpo viene visto come il tempio dell’esperienza yoga, come il mezzo che ci serve a vivere il cammino spirituale e come tale abbiamo il compito di mantenerlo in buona salute.
..”Quando il corpo, gli organi sensoriali e la mente si rinforzano, si è sani e virtuosi, si vive a lungo e in modo intelligente e si può ottenere la liberazione eterna..”

Sri. K. Pattabhi Jois*

Ciò che caratterizza questo tipo di yoga è il calore che si crea nel corpo, mantenendosi durante tutta la pratica, attraverso il sistema del vinyasa, che significa conteggio dei respiri uniti ai movimenti.

Il respiro (nella tecnica di respirazione ujjayi pranayama) è il cuore di questo yoga e collega un’asana (postura) all’altra in ordine preciso. Dall’ unione del movimento con il respiro si produce nel corpo un intenso calore che aiuta la circolazione del sangue e della linfa, mentre le tossine vengono eliminate attraverso il sudore. Viene stimolato così il nutrimento di tutte le cellule mentre il corpo libera ormoni benefici e sali minerali preziosi per la nostra salute.
La continuità di una respirazione profonda ed uniforme è molto importante nell’ashtanga vinyasa yoga.
Quando respiro e movimento fluiscono senza sforzo ed in perfetta armonia, allora la pratica si evolve nella leggerezza di una meditazione in movimento.

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“Vina vinyasa yogena asanadin na karayet”
(O Yogi non fare l’asana senza vinyasa).
Vamana Rishi*

Ci sono sequenze fisse di posizioni che l’insegnante, nel rispetto della tradizione, non varia.
La prima sequenza (yoga chikitsa) è considerata disintossicante e terapeutica per tutti gli organi interni e importante per l’allineamento del corpo; la seconda (nadi sodhana) è rivolta a fortificare e purificare il sistema nervoso e le nadi (i “piccoli fiumi” di energia sottile che percorrono il nostro corpo) . Grazie alle sequenze seguenti (stira bhagah samapta) potremo associare la forza e la grazia nella pratica, richiedendo il più alto grado di flessibilità e di umiltà.
Potremo quindi vivere appieno e senza impedimenti l’esperienza degli otto (ashtu) rami (anga) dello yoga secondo gli Yoga Sutra di Patanjali (testo classico e fondamentale nella pratica yoga)  a cui è dedicato anche il mantra cantato prima della pratica.
Sono i rami che appartengono all’albero dello yoga ognuno dei quali produce un frutto di diverso sapore: Yama e Niyama (sono consigli che ci danno capacità di interagire con noi stessi e con gli altri in modo gentile e cosciente) Asana e Pranayama (posizioni di yoga e pratiche di respirazione per liberarci da tossine fisiche e psichiche), Pratyahara ( la mente è portata ad osservare senza identificarsi con l’oggetto osservato e senza separare l’oggetto dalla sua natura e dalla sua storia), Dharana (la capacità di concentrare l’attenzione in un punto o un oggetto), Dhyana (si ha quando la concentrazione fluisce senza conflitti e tensioni) e Samadhi (capacità di vedere liberamente e senza ostacoli tutto ciò che stiamo osservando, permettendoci di percepire la sua vera natura).

“Il massimo ideale dello Yoga è quello di compiere le azioni senza desiderio di una ricompensa personale, ma di offrire piuttosto i frutti a Dio. Compiere le azioni con la mente rivolta al loro risultato espande l’ego e ci tiene legati all’idea di un io e di un mio, mentre l’offrirne i risultati a Dio, ci porta ad abbandonarci al volere divino e a liberarci dall’idea di un Sé separato da noi stessi.”

Sri K. Pattabhi Jois*

Vivere la pratica di ashtanga vinyasa yoga significa vivere, come in una danza, l’intima connessione tra il suono del respiro e il movimento del corpo. In una specie di alchimia tra sudore, movimento e respiro, si apre uno spiraglio di luce dove la mente “tace parlando” e la coscienza comincia ad ascoltare.

Testo tratto, ed elaborato, dall’articolo “L’esperienza degli allungamenti in Ashtanga Vinyasa Yoga” scritto da Carla Ricci per “Percorsi yoga” rivista pubblicata dalla YANI (Yoga Associazione Nazionale Insegnanti)
*Citazioni dal libro “Yoga Mala”, di Sri K. Pattabhi Jois

 

 

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